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L’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO

FORME DI PROTEZIONE DA PARTE DELL’ORDINAMENTO: INTERDIZIONE, INABILITAZIONE, AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO O INCAPACITÀ?

 

QUALCHE NOZIONE PRELIMINARE.

Per il solo fatto della nascita la persona fisica acquista la capacità giuridica, ovvero l’idoneità ad essere titolare di diritti e doveri, quindi diventa un soggetto di diritto.

Tuttavia, non in tutti i momenti che seguono la nascita la persona fisica è sempre in grado di gestire in prima persona le situazioni giuridiche che le fanno capo (per esempio un neonato o un bambino non hanno certamente questa abilità).

 Ecco perché la legge richiede, oltre alla capacità giuridica, la capacità d’agire, ossia l’idoneità a porre in essere atti negoziali che producano effetti nella propria sfera negoziale, capacità che si acquista con il compimento del diciottesimo anno. Peraltro, può accadere che, nonostante il raggiungimento della maggiore età, ancora la persona fisica non sia in grado di gestire la propria sfera giuridica autonomamente. Ecco perché la legge predispone degli istituti a sostegno di questi soggetti che difettano in tutto o in parte di autonomia, tra i quali molto rilevanti e da non confondere sono l’interdizione, l’inabilitazione, l’amministrazione di sostegno e l’incapacità naturale.

 

AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO

L’amministrazione di sostegno si attua con decreto motivato del giudice tutelare quando ricorrano, oltre alla maggiore età, congiuntamente i seguenti requisiti:

  • Infermità o menomazione psichica o fisica;
  • Impossibilità per il soggetto, a causa di tale infermità o menomazione, di provvedere ai propri interessi.

In primo luogo, peculiarità di tale istituto è il fatto che esso non rileva più soltanto il profilo dell’integrità intellettiva o mentale del soggetto, ma si tiene conto anche di un’infermità o menomazione fisica, tale da impedire al soggetto l’autonoma cura dei propri interessi.

In secondo luogo, ai fini dell’attuazione dell’amministrazione di sostegno, l’infermità o la menomazione possono essere abituali oppure solo temporanee, essendo ben possibile la nomina soltanto a tempo determinato dell’amministratore.

In terzo luogo, è possibile che l’infermità o la menomazione coinvolgano integralmente la sfera psichica o fisica del soggetto, privandolo completamente della capacità di gestire i propri interessi, ma è altrettanto possibile che vengano incisi soltanto alcuni profili.

 

È, poi, interessante osservare come, nel caso dell’amministrazione di sostegno, sia prevista una fase di audizione personale dell’interessato da parte del giudice. Infatti, la legge stessa ricorda che quest’ultimo, nel definire i contenuti del provvedimento, debba tenere conto dei bisogni dell’interessato, ma anche delle sue eventuali richieste. Questa precisazione è importante perché dimostra la flessibilità di tale istituto, i cui effetti sono determinabili di volta in volta dal giudice, modulati a seconda della situazione concreta e successivamente modificabili.

E questo contrariamente a quanto avviene, invece, per interdizione e inabilitazione, ove gli effetti sono standardizzati, ovvero preventivamente predisposti dalla legge e che dunque discendono sempre uguali una volta pronunciata la sentenza.

Ecco che il giudice deve indicare, in relazione alle specificità del caso, quali sono gli atti che l’amministratore ha il potere di compiere in nome e per conto dell’amministrato e quali atti possono essere, invece, posti in essere dall’amministrato, con la sola assistenza dell’amministratore (non sostituzione).

Infine, l’amministrato può compiere in totale autonomia gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana, nonché tutti gli altri atti per cui il giudice non abbia espressamente richiesto l’intervento dell’amministratore. In generale, è evidente come la modulazione dell’istituto debba ispirarsi al principio della massima salvaguardia possibile dell’autodeterminazione del soggetto, non limitando più di quanto strettamente necessario la sua capacità d’agire.

 

Un caro saluto

Mirco (Avv. e Ph.D). Avvocato a Montebelluna (TV)

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SU DI ME                             

Mirco Caeran Avvocato MontebellunaMi chiamo Mirco Caeran, sono un avvocato e dottore di ricerca, fondatore dello Studio Legale DMP (Diritto, Mercato, Persona) sito a Montebelluna (TV). Ho dedicato i miei anni del dottorato allo studio del diritto di famiglia e presto tutt’oggi assistenza a privati ed enti che richiedono un sopporto legale per aiutare le persone a superare momenti particolarmente difficili della vita. Il mio desiderio primario è quello di trasmettere la mia conoscenza per permettere ad ognuno di superare le proprie difficoltà

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L'avvocato di Montebelluna Mirco Caeran, spiega cos'è l'amministrazione di sostegno, quali sono i poteri dell'amministratore di sostegno e come fare per richiederla. Lo Studio Legale DMP di Montebelluna offre assistenza e informazioni in materia di diritto di famiglia e tutela delle persone in difficoltà, incapaci, inabilitati o che necessitano di un amministratore di sostegno.
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